LAIANO DI FILETTOLE VECCHIANO 26-27.08.1944

(Pisa - Toscana)

Strage nazista : 

Il nome del paese di Filettole deriva quasi certamente dal latino "filix" (felce) ad indicare un luogo ricco di felci .

La sua posizione geografica, al limite del territorio di Pisa con quello di Lucca, ha segnato la sua storia facendone una terra di confine spesso messa letteralmente a ferro e fuoco .

Già in un documento datato 874 del duca di Toscana Adalberto I° si cerca di precisare i confini tra il popolo "de Filectoro" e certe terre del comune di Lucca; in quest'epoca la chiesa di San Maurizio di Filettole era sotto la giurisdizione del Vescovado lucchese che conserva nel suo archivio molti documenti relativi a Filettole e le sue adiacenze.

La località "Silva Regia" sui monti di Filettole, che era nata come riserva di caccia degli antichi re logobardi (oggi denominata Salvareggi), fu concessa nel 1113 dalla famosa contessa Matilde di Toscana al pisano Gualando Orsini. 

A porre fine alle rivendicazioni pisane e lucchesi sul territorio di Filettole interverrà un decreto dell'imperatore Corrado III° nel 1139 che lo assegnerà definitivamente alla diocesi di Pisa.

Nel 1158 si ha notizia per la prima volta in documenti ufficiali del " Monasterio Sancta Viviana de Filectulo" (l'attuale "Castellaccio") come luogo in cui fu stipulata la pace tra Pisa e Lucca. 

Ma la vera pace tra le due città non avrà luogo che dopo moltissimi anni: troppi interessi commerciali, troppe contese dividono e le battaglie spesso disastrose per la popolazione del paese si susseguirono a ritmo ininterrotto.

Lucca cominciò la costruzione della rocca di Castiglione e della poderosa fortezza di Cotrone ( o Cotone ) nel 1223 proprio sulla cima dei monti di Filettole a contrastare le già esistenti fortificazioni pisane agevolando, (anche con concessioni) l'insediamento di agricoltori nelle terre a ridosso del confine: nuovamente Filettole è al centro di controversie giuridiche che coinvolsero il conte Ugolino della Gherardesca e l'arcivescovo Ruggeri citati anche da Dante nel suo Inferno. 

E di inferno si è dovuto davvero trattare in quei tempi per gli abitanti di questa terra contesa! Il monastero di Santa Viviana è continuamente teatro di battaglie sanguinose senza esclusione di colpi poichè la fortezza lucchese di Castiglione è lì a due passi e le incursioni non si contano più. I pisani non potevano più sopportare una simile situazione e nel 1262 attaccarono in forze i castelli di Castiglione e di Cotrone e, dopo una battaglia terribile in cui perì anche il capitano pisano Galeazzo Gualandi, riuscirono vincitori dando alle fiamme le due fortezze. 

Fu allora che Pisa costruì una delle torri di avvistamento più poderose : una vera e propria costruzione militare alta più di 20 metri a pianta esagonale detta "Torre dell' aquila" ed oggi chiamata torre segata perchè ne manca una esatta metà come se fosse stata divisa da una sega.

Nel 1275 i lucchesi che avevano restaurato il forte di Cotrone, aiutati forse dal conte Ugolino, riuscirono ad impadronirsi della Torre dell'aquila e "scendento dal colle di Filectoro fecero terra bruciata fino alla Madonna di Castello" di Vecchiano.

Dopo la sconfitta Pisana alla Meloria avvenuta nel 1284 Lucca si impadronisce dei castelli di Filettole e di Avane. Anche se Uguccione della Faggiola nel 1315 disarmò tutte le fortificazioni sui monti di Filettole furono le soldataglie della Signoria di Milano che, con il capitano di ventura Luchino Visconti (futuro signore della città lombarda) nel 1345 misero Filettole a ferro e fuoco. 

Fu in questo periodo che le monache abbandonarono il monastero di Santa Viviana troppo esposto alla guerra e poco adatto per un luogo di pace e di preghiera così come lo aveva pensato e voluto la contessa Matilde di Toscana: anche gli anni che seguirono furono anni di gurre e battagle per questo piccolo paese perchè si trovò di nuovo al centro di aspre contese. 

Nel 1396 squadre armate di fuorriusciti pisani combatterono proprio a Filettole " ...et hanno arse dimolte case..."


Nei primi decenni del XV°secolo Pisa spera che i Visconti di Milano, già alleati di Lucca e Siena, contrastino la crescente influenza fiorentina sulla Toscana e vede di buon occhio la scesa delle truppe lombarde guidate da Niccolò Piccinino. 

I fiorentini compresero però la minaccia che l'esercito lombardo rappresentava per la loro politica di espanzione ed inviarono truppe mercenarie comandate da Francesco Sforza contro Niccolò Piccinino che si trovava giusto a Filettole con le sue truppe e, venuto a conoscenza delle mosse dei fiorentini, fece del paese terra bruciata. 

Quando i fiorentini l'anno successivo andarono incontro al Piccinino fu di nuovo Filettole il teatro dello scontro con conseguenze disastrose per i suoi abitanti.


Ancora nel 1505 Pisa non si è arresa ai Fiorentini nonostante un pressante assedio ma i fiorentini cercano in ogni modo di tagliare i rifornimenti alla città con scorrerie nelle campagne: in una di queste spedizioni Luca Savelli, traversando il Serchio a Ripafratta con 400 armigeri, saccheggia i filettolini del poco avere e delle poche bestie possedute.

Dopo questo periodo storico Filettole esce dalla scena principale della storia cui, suo malgrado, si era trovato al centro per almeno tre secoli.


IL " CASTELLACCIO "

Il Castellaccio è la costruzione che meglio rappresenta i mutamenti nelle varie epoche storiche del paese di Filettole.
Nato come convento per suore di clausura e quindi luogo di pace e di preghiera, ben presto, a causa della sua strategica posizione di confine, si trovò al centro di lotte furiose e sanguinose guerre. 
Nel 1158 " ... fu fatta tregua tra i pisani e i lucchesi. Vi erano presenti il conte Guido, il conte Alberto, consoli senesi, pratesi, pistoiesi, i capitani della Garfagnana..." ; la tregua ebbe però breve durata e le due repubbliche continuarono a combattersi aspramente e il monastero rappresentava per i pisani un valido avamposto di fronte alle imponenti fortificazioni lucchesi . Le suore, intorno al 1320, abbandonarono il monastero che diventò ben presto una vera e propria fortezza e, nel 1388, furono costruite lungo il perimetro delle mura quattro imponenti torri militari per ordine dell'arcivescovo Lotto Gambacorti . Il periodo di maggior prestigio per il castello di Filettole fu quello tra 1381 ed il 1420 in cui diventò di fatto la residenza estiva degli arcivescovi pisani che ospitavano spesso principi, alti prelati e uomini di lettere e di cultura. Nell'estate del 1409 si tenne a Pisa un concilio per risolvere la questione dell'antipapa e si ebbero così tre papi : Gregorio XII ( a Roma ), Benedetto XIII ( papa scismatico francese ), e quello pisano Alessandro V. Nel lungo periodo del concilio la corte arcivescovile e una parte di quella papale si trasferì nel castello di Filettole : ... il palazzo arcivescovile avendo l'onore di servire da precaria residenza del novello pontefice, l'Arcivescovo Adimari si ritirò nella sua villa fortificata posta sopra un ameno colle del villaggio di Filettole ove convitavano Cardinali e sacerdoti..." (Ci racconta lo storico Stefano Monini); tra gli altri era prersente Leonardo Bruni di Arezzo che illustrò Filettole e il suo castello in una lettera a Roberto Ruffo di Firenze datata 10 giugno 1409 in cui dice che la villa si trova tra Lucca e Pisa sulla riva destra del Serchio , " ...situata in un luogo amenissimo e adatto ai piaceri del villeggiare. Perrocchè sorge sopra un piccolo colle prospettando la sottoposta pianura ; a tergo evvi i monti congiunti attissimi alla cacciagione . Ma ci attirò l'incantevole amenità del fiume Serchio il quale coperto di gran frondi d'alberi fra le verdi ripe in gran pace scorreva... " 
Alla fine de '400 e per tutto il '500 il " Castellaccio " viene abbandonato perchè i vescovi che si susseguono a Pisa sono tutti fiorentini e simpatizzanti della famiglia de' Medici e poco interessati alla residenza filettolina: il castello viene prima affittato coi suoi terreni ed in seguito venduto dalla curia pisana. Nei secoli successivi diventa di nuovo una dimora estiva e una fattoria, due delle torri vengono inglobate in altri fabbricati , parte del muro perimetrale viene abbattuto. Quello che attualmente vediamo trasformato in villa padronale della famiglia Dufour-Berte é il corpo centrale della primitiva costruzione che lascia trasparire dalle sue mura le tracce ben identificabili dell'antica chiesa e convento. Due delle possenti torri sono ancora ben mantenute e così anche parte del muro esterno che racchiude attualmente un bellissimo giardino ed un uliveto.



LA CHIESA

Già nell'anno 886 esisteva a Filettole un oratorio dedicato a San Maurizio sottoposto alla Chiesa di San Frediano di Lucca ma già nell'anno 1000 passò sotto la giurisdizione della diocesi di Pisa
dipendendo direttamente dalla pieve di Rigoli; infine nel 1350 ebbe una vera autonomia come chiesa parrocchiale in quanto fu dotata di fonte battesimale proprio. Le dimensioni della chiesa e il suo aspetto esterno ed interno sono mutate moltissimo col passare dei secoli e l'aspetto odierno è il risultato di notevoli ampliamenti. Il primitivo campanile fu rialzato una prima volta nel 1532 ed una seconda volta, per mezzo di una merlatura pseudo - guelfa, nel 1932.
La facciata, davvero imponente con i suoi conci di pietra di diversi colori (grigio, ocra, rosa pallido), termina con un timpano triangolare ed ha un aspetto armonioso e severo : fu ultimata nel 1829 ma le pietre usate sono molto più antiche poichè furono ricavate dal parziale smantellamento della Torre dell'Aquila ( Torre sergata ) e della fortezza di Cotone ( le Muraccia ). A circa due metri di altezza sull'angolo sinistro della facciata é posta una piccola pietra in marmo bianco con un fregio stilizzato ed un putto proveniente sicuramente da un'edificio romano. Degli stessi anni sono gli affreschi eseguiti dal famoso pittore Luigi Ademollo : nel coro è rappresentata in chiaro - scuro la scena del martirio di San Maurizio , ai lati la predicazione di San Francesco Saverio e il martirio di Santa Viviana ; nel catino dell'abside è raffigurata a colori la gloria di Dio e dei santi , mentre nel cupoletto centrale, sempre a colori, l'artista realizzò l'incoronazione della vergine; questi affreschi sono stati in parte restaurati ed in parte in via di restauro. Sulla parete di destra sorge l'altare che contiene il crocifisso ligneo di scuola fiorentina eseguito nella prima metà del ' 500. Sulla parete di sinistra sorge l'altare della Madonna : la grande tela raffigurante i santi, eseguita dal pittore pisano Anton Francesco Varchesi nel 1699, contorna la teca contenente la Madonna del Rosario : una statua lignea policroma del 1642 dalle linee morbide e barocche.
Del 1670 è invece il tabernacolo circondato da un gloria di sette angioletti in marmo bianco assoluto realizzato con fattura delicata da scultori di Seravezza . Nel 1809 furono acquistati dal soppresso monastero di San Giorgio di Lucca la cantoria dorata e l'organo : lo strumento si dimostrò però disastrato e ne fu costruito uno nuovo, tuttora perfettamente funzionante, dall'organaro lucchese Domenico Pucci nel 1817. Anche recentemente la chiesa di Filettole si è arricchita di opere d'arte di pregio : la Pietà lignea eseguita negli anni '60 dallo scultore Bertini; i due grandi affreschi alle pareti laterali raffiguranti la miracolosa processione del Crocifisso e le opere di misericordia eseguiti negli anni '70 dal pittore Enrico Fornaini, e, degli stessi anni , il reliquiario ligneo raffigurante il busto di San Maurizio opera dell'architetto L. Biasci. 



L ' " ULIVONE "


Dietro al cimitero di Filettole una stradina sterrata si inerpica sul monte traversando un uliveto; percorse poche centinaia di metri, dopo una curva repentina, ci troviamo in una zona pianeggiante detta " la Valle " dove, tra decine di ulivi normali , appare maestoso 
un gigante del mondo vegetale : un tronco inverosimile, contorto e 
possente , abbarbicato con radici che ricoprono una superfice di alcuni metri quadrati, si erge con i suoi rami ciclopici a trattenere una immensa chioma argentata : siamo davanti all' " Ulivone " un ulivo pluricentenario, il cui tronco ha la ragguardevole circonferenza di m. 4,40, un vero monumento della natura e del lavoro dell'uomo!


LA FESTA DEL CROCIFISSO ( Meglio conosciuta come " Festa delle frittelle " )

Era l'agosto 1632 e in gran parte d'Italia il terribile morbo della peste bubbonica imperversava : la stessa peste di Milano resa immortale dalla descrizione manzoniana nei Promessi Sposi. Anche Filettole fu colpito da questa terribile epidemia e molti erano stati i morti mentre altri erano stati contagiati. La tradizione orale ci racconta che si decise di fare una processione per il paese con il Crocifisso per benedire le abitazioni e per permettere anche agli ammalati di affacciarsi alla finestra e partecipare alla comune preghiera : era mezzogiorno, il piccolo corteo si snodava per le vie del paese quando improvvisamente cominciò a piovere, gli ammalati , anche quelli che stavano molto male, inspiegabilmente si sentirono meglio. Le preghiere erano state esaudite. Quando tornarono a casa i filettolini volevano festeggiare il miracolo della guarigione ma non avevano che un po' di riso freddo del giorno prima e un po' di farina : mischiarono i poveri ingredienti e fecero delle piccolissime frittelle perchè così sembravano di più. 
Le autorità ecclesiastiche spostarono poi la festa, per motivi liturgici, al mese di marzo e da allora ogni anno, il secondo venerdì di marzo a mezzogiorno in punto, dalla chiesa di Filettole esce la processione per le vie del paese : è una processione molto solenne alla quale partecipano tutti i parroci dei paesi vicini; il Crocifisso originale però viene portato in processione solo ogni cento anni o in occasioni straordinarie come l'Anno santo o il Giubileo. Nell' aria si diffonde un profumo inconfondibile di frittelle di riso che vengono cucinate proprio il venerdi e, per un miracolo dovuto all'equilibrio esatto degli ingredienti, restano soffici e squisite per diversi giorni tanto che vengono di solito consumate la domenica successiva. La ricetta delle frittelle è molto semplice e nello stesso tempo laboriosa, gli ingredienti sono : riso cotto in una quantità precisa di acqua, una certa dose di farina e zucchero e scorza di limone grattugiato e tanta fatica per mesolare fino alla giusta consistenza. Attenzione : non vanno mai usate nè uova nè latte , inoltre bisogna friggerle dosando l'impasto con un cucchiaino da caffè e, appena leggermente dorate, metterle su una carta assorbente e, solo prima di consumarle , cospargerle di zucchero. Il loro aspetto caratteristico le fa assomigliare a delle patatine novelle arrosto. 


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